Me

Sono un’idiota.
Sono un’idiota perché potrei avere tutto ciò che voglio e non ce l’ho.
Perché potrei, ma non faccio.
Troppo spesso mi capita di chiedermi perché io non possa riuscirci, perché non posso permettermelo di godere fino in fondo,  di stare bene e non sentirmi a disagio per questo.
Mi chiedo se è vero che non è colpa mia. Mi sento in colpa con me stessa, non parliamo di come mi sento nei confronti degli altri.
Sento di starmi sprecando.
Spreco il tempo e ne traggo troppo poco.
Non ci penso spesso, ma in realtà sono terrorizzata di arrivare un giorno e di rendermi conto che è troppo tardi davvero, che il mio peggior incubo si è avverato: mi è sfuggito tutto dalle mani e non mi è rimasto niente, e nessuno. E piangero perché non avrò trovato me stessa, non mi sarò riconosciuta e non mi sarò mai completata come sognavo a vent’anni.
Potrei avere ciò che voglio. Avrei qualche mancanza come tutti, ma sarei felice.
E invece no. Non lo sono.
Prendo tutto dal lato sbagliato e non faccio altro che impaurirmi e buttarmi giù.
Ho paura. Ho paura e ho paura.
E sono sola e non mi aiuterà niente e nessuno se non mi faccio forte da me.
Non so cosa aspetto. Non so come farò.
E poi ho paura di non trovare la stabilità.
No, non è vero. Chissenefrega della stabilità. Io voglio toccare la felicità e sentirmi piena, soddisfatta, fatta.
E invece sono sfatta e mi manca sempre qualcosa. E quel qualcosa lo sento nella pancia.
Vorrei svuotarmi, ricominciare da capo e riempirmi come si deve, senza lasciare buchi o spazi che si riempiranno con la tristezza e i rimpianti. 
Ho troppi rimpianti e ho solo 20 anni.
Ho troppi rimpianti e devo farli smettere. Io devo trovare la forza dentro di me. E so che posso farcela ma è così complicato. Mi vedo così debole e così instabile e così vuota e così sola.
Mi sento fragile e lo rispecchio.
Vorrei un abbraccio. Un abbraccio. Ma non me lo dite a parole, che poi è un altro rimpianto.

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18 risposte a "Me"

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  1. La felicità è una sensazione difficilmente definibile.
    Forse bisogna raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge, forse basta accontentarsi, o forse ancora basta stare bene con sé stessi.
    Ognuno ne avrà una definizione differente.

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      1. Io, personalmente e con sincerità, non saprei dirlo.
        Certo, ho una famiglia, un figlio, bla bla bla. Dovrei esserlo.
        Ma poi vado anch’io dalla psicologa, ho un sacco di magagnette fisiche, il lavoro è quello che è, lo stipendio pure, ho avuto un recente lutto. Non riesco a dare una risposta.

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  2. e comunque: a vent’anni non si hanno rimpianti, si hanno paure….alla mia età invece i rimpianti esistono eccome! a vent’anni tutto ancora è possibile ed io ti consiglio di fare semplicemente qualunque cosa al solo fine di non averne quando sarai adulta…io alla tua età nemmeno sapevo il significato di questa parola, tu invece la conosci e ne scrivi pure e qui sta la differenza

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  3. 18 anni. Ho qualcuno in parte di me. Potrei avere molto di più di ciò che ho. E ora ho tanto. Ma non so apprezzarlo, non so essere felice. Ho paura a star sola, ma odio tutti. Ho paura a far qualsiasi cosa, ma non mi sento in grado di far nulla. Ti capisco. E di rimpianti ne ho anche io. Vorrei solo che non ti sentissi così sola e abbandonata, perché sono nella tua stessa situazione. E un abbraccio non ci serve, ma ci serve solo la grinta. La grinta per sopravvivere da noi stesse.

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      1. Se sai di avere almeno una buona cosa da offrire, su cui spenderti, e impegnarti, fallo. Non aspettare per avere il tuo momento, perchè non puoi sapere se sarai in tempo per fare il cambiamento che vuoi e che devi fare, non rischiare di arrivare in ritardo. Il tuo momento è ora.
        Se hai capito che devi riscattarti, impegnati a tal punto da riuscirci. Può essere difficile, ma non sarà impossibile se lo vuoi veramente.

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      2. Ti sbagli, più fai le cose invisibili, più i “tornaconto” saranno visibili. Continua il più che puoi a lavorare su te stessa, a spenderti per te, perchè credo saranno i risultati migliori che , come tutti, potrai ottenere. Forse l’unico problema è la paura di non farcela, la sfiducia. Ma se uno è determinato a star meglio, c’è la farà, come te, che c’è la stai facendo. 🙂

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  4. Credo che la parola chiave sia “serenità”, non “felicità”.
    Non si può essere sempre felici, arrivano prima o poi i momenti tristi. Ma si può essere sereni anche se si è tristi. Anzi, la serenità aiuta nella tristezza.

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