La sfigata del villaggio.

Mi sento un po’ in trappola.
Sono incastrata in un mondo che vede i timidi come dei casi sociali, come qualcosa di imbarazzante che andrebbe messo a posto, come qualcosa di poco gradevole.
Sono in mezzo a gente superficiale, che aspira a sistemarsi e a divertirsi, senza scoprirsi mai perché non ce n’è bisogno.
Sono tra chi pensa solamente a cosa fare e non a come essere. A come sembrare e non a come crearsi.
Sono incastrata tra divertimenti al limite dell’indecente e tra caratteri esuberanti, ma finti e vuoti.
Mi ritrovo tra quelli che “ma non ridi mai?” e poi non sanno neanche farti ridere davvero, perché siete lontani anni luce.
Mi trovo a studiare cose che spero mi portino da qualche parte, ma ho paura di deludere tutti, me compresa.
Sono incastrata tra sorrisi finti e discorsi stupidi. Tra bei vestiti e stupidi discorsi (l’ho già detto).
Sono tra chi mi guarda dall’alto in basso pensando di sapere tutto di me e di essere meglio, tra chi ti guarda solo la faccia, che se non sei come dicono loro in fondo chi ti credi di essere.
Mi sento nel mondo dell’apparenza, del “ma saluta?” detto ad alta voce dalle amiche di mia madre tra loro prima di incrociarmi, del “ma quanto è magra” dettomi alle spalle una volta salutate, che si reputano donne per bene e simpatiche.
Sono tra le compagne che studiano con me relazioni interculturali che spiegano che ognuno può decidere per sè, che non siamo classificati una volta per tutte in base alle apparenze, e dicono che hanno “un po’ paura in fondo quando vedo un uomo con la barba lunga e di sembianze “marocchine” (perché son tutti marocchini, si sa).
Tra la gente che “ci sentiamo!” e poi se non scrivi tu scompaiono.
Tra quelli che “dai vediamoci” e sai benissimo che non gliene frega un cazzo, quanto a te, che almeno eviti di dirlo.
Perché non ce ne stiamo un po’ tutti un po’ in silenzio? Che dite di pensare prima di parlare? E se fossimo un pelino più sinceri, sarebbe così sbagliato? Un po’ più rispettosi, farebbe male? Meno morbosi, che dite? Rilassiamoci gente. E se non volete, lasciatemi in pace, che ne ho piene le palle dei vostri sorrisi falsi, della vostra finta educazione, dei vostri discorsi noiosi, delle vostre opinioni (checccccazzomenefrega), dei vostri schiamazzi, delle vostre serate, dei vostri sguardi, dei vostri saluti, di voi.
Che poi io non sono asociale. Odio le persone di cui ho detto finora. Se poi “la società” è composta prevalentemente da imbecilli (perché così mi viene da chiamarli, altrimenti “stronzetti”) non è mica colpa mia.

Con amore, ma senza speranza.
C.

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23 thoughts on “La sfigata del villaggio.

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      1. Scrivo così perché sei tu che ti etichetti (magari ironicamente) come “sfigata” (vedi il titolo), facendo trapelare l’idea (ma magari sono io che fraintendo) che tu abbia una bassa autostima (l’ho bassa anch’io, per carità).
        Un abbraccio (di quelli tra blogger, molto tastieristico)

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