Tempo al te(mpo)

Ho lasciato passare questo week end per rilassarmi e non pensare a niente. 

Ora però, senza mettermi fretta, voglio (che per me vale quasi sempre al condizionale) ripensare a come fare e cosa fare nel concreto per tirarmi fuori dalle sabbie mobili che mi sono e si sono create da me.

Devo chiamare (o forse scrivere) alla psichiatra per rivederci.

A tal proposito: oggi pensavo che se succedesse che iniziassi a prendere degli psicofarmaci… cosa ne penserebbero i miei genitori?  Penserebbero che mi voglio/faccio male da sola? Che sono esagerata e che la dottoressa ne approfitta? Che dovrei più semplicemente vedere le cose da un altro punto di vista? O la prenderebbero “””bene”””?… non so. Mi dispiacerebbe parecchio se non pensassero come me che è un aiuto,  un supporto ad un percorso che sto già facendo da sola.

Più che mia madre mi preoccupa mio padre, col quale parlo in generale meno e sicuramente di cose poco personali e profonde.. gli voglio tanto bene e vorrei che lui sapesse come sto.. che ho paura che lui non sia fiero di me, che pensi che potrei fare molto di più,  che mi spreco e che non mi voglio abbastanza bene. In fondo, mi  viene da dire, quel che pensa lui di me è un mio tormento. IL mio tormento forse.

Si spiegherebbero parecchie cose.

Io so che mi vuole bene, tantissimo,  e che vuole il meglio per me, ma proprio questo meglio è forse quello che ci divide… quello su cui casca l’asino,  per così dire.

Genitori a parte credo di fare il passo giusto. Sicuramente è un inizio per quest’anno. 

Non importa se vai avanti piano l’importante è che non ti fermi. 

Confucio

C.

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4 risposte a "Tempo al te(mpo)"

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